lunedì 20 ottobre 2008

LA "CILIEGIA DELL'ETNA" A QINGDAO CINA


RAPPORTO SU SETTIMANA DELL’ ASSOCIAZIONE PRODUTTORI “CILIEGIA DELL’ETNA” A QINGDAO”.

La delegazione dell’Associazione Produttori “Ciliegia dell’Etna” è partita da Roma il 20 Settembre c.a. ed è arrivata a Pechino il giorno successivo alle ore 13,00; da Pechino a sua volta si è trasferita a Qingdao con il volo interno delle ore 17,00, arrivato a destinazione alle ore 18,15. In aeroporto la delegazione è stata ricevuta dal direttore di Casa Sicilia. Dopo l’accoglienza la delegazione è stata trasferita in albergo.

INCONTRI DI LAVORO TEMATICI SU IMPORTAZIONE PRODOTTI ENOGASTRONOMICI DI SICILIA.


“CASA SICILIA QINGDAO” HA PROVVEDUTO AD ORGANIZZARE NELL’AMBITO DELLA PROMOZIONE DELL’ASSOCIAZIONE PRODUTTORI “CILIEGIA DELL’ETNA” UNA SERIE DI INCONTRI TEMATICI CON PRODUTTORI, IMPORTATORI E OPERATORI TURISTICI DI QINGDAO.

PER OGNI INCONTRO E’ STATO DATO GRANDE RISALTO ALLE POSSIBILITA’ DI COLLABORAZIONE TRA L’IMPRENDITORIA SICILIANA LEGATA ALL’ENOGASTRONOMIA PRESENTANDO LE POTENZIALITA’ DI COOPERAZIONE CON LA REGIONE SICILIA IN PARTICOLARE CON L’ASSOCIAZIONE PRODUTTORI “CILIEGIA DELL’ETNA”.

DURANTE GLI INCONTRI CON GLI OPERATORI CINESI E’ STATA PREPARATA UN’INTRODUZIONE DETTAGLIATA DELLE SPECIFICITA’ E PECULIARITA’ DELLA REGIONE SICILIA A LIVELLO DI PRODOTTI TIPICI DA IMMETTERE NELLA DISTRIBUZIONE DEL VASTISSIMO MERCATO CINESE.

GIA’ IN QUESTA FASE SONO STATE POSTE LE BASI PER FUTURE COLLABORAZIONI DAL PUNTO DI VISTA DELL’IMPORTAZIONE DI PRODOTTI LEGATI AL “FOOD & BEVERAGE”.


PER QUESTI ULTIMI E’ STATA APPURATA LA NECESSITA’ NON SOLO DI DISPORRE QUANTO PRIMA DI CAMPIONATURE RAPPRESENTATIVE DELLE ECCELLENZE SICILIANE NONCHE’ DI POTER APPRONTARE QUANTO PRIMA UN EVENTO PROMOZIONALE DI GRANDE VISIBILITA’ PER POTER PROMUOVERE L’INTENRAZIONALIZZAZIONE DEL “MADE IN SICILY”.

LA PROMOZIONE ATTRAVERSO WORKSHOP PUBBLICI OVE CONVOGLIARE L’INTERESSE DI: DISTRIBUTORI, ALBERGATORI E RISTORATORI E’ IMPRENSCINDIBILE DAL SUCCESSO DELLE VENDITE IN CINA.

GIORNATA CONCLUSIVA "Ciliegia dell'Etna 2008"


Ciliegie dell'Etna
convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e innovazione”
Una dolce esperienza si è dimostrata la presentazione della ciliegia dell’Etna. Evento che si è concretizzato
grazie al Consorzio Tutela della Ciliegia dell’Etna, congiuntamente all’Associazione Produttori Ciliegia
dell’Etna, rappresentati rispettivamente dall’on. Salvino Barbagallo e Ivana Sorge.
Esaustiva e completa si è rivelata la due giorni del convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e
innovazione”dove è intervenuto l’Assessore all’Agricoltura Giovanni La Via, Emanuele Maccarone,
ordinario di Chimica degli alimenti, Facoltà di Agraria - Dipartimento DOFATA (Dipartimento di Orto-
Floro-Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari) – Università di Catania, con la relazione “ I frutti
dell’Etna: composizione chimica e proprietà salutistiche”, prodotti unici per il sapore e per le proprietà
organolettiche, e Giovanni Continella, ordinario della Facoltà di Agraria – Dipartimento DOFATA
(Dipartimento di Orto-Floro-Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari) – sezione: Arboricoltura -
Università di Catania. La sua relazione descriveva “la cerasicoltura etnea: cultivar autoctone e innovazioni
varietali e le modalità di crescita di questo aspetto colturale”. L’Orto Botanico, diretto da Pietro Pavone si è
rivelato scenario elegante e legittimo per trattare tematiche legate all’ambiente e ai prodotti come la ciliegia
dell’Etna, cibo di nobili forme e dal dolce sapore dell’hinterland jonico-etneo. Si precisa che il versante
orientale dell’imponente vulcano accoglie, in una superficie areale di 700 ettari, i ciliegi autoctoni.
La produzione cerasicola in provincia di Catania, estesa nei territori di Giarre, Mascali, Riposto, Sant'Alfio,
Piedimonte etneo, Milo, Zafferana, Viagrande, Aci Sant'Antonio, Trecastagni, Pedara, Nicolosi, ed ancora
Belpasso, Biancavilla di Sicilia, Adrano, S.Maria di Licodia, CAstiglione di Sicilia e Randazzo, si aggira
intorno a 1.300 tonnellate di ciliegie.
I coltivatori hanno oggi iniziato ad investire sulla “riconversione colturale” dei terreni, impiantando il
ciliegio e puntando su itinerari che valorizzano sapori e valori culturali di questa terra. Un impegno crescente
per un prodotto che ha origini antiche, che mira oggi alla qualità ed alla presenza costante sui mercati.
La storia, le tecniche di coltivazione, le proprietà anche terapeutiche della ciliegia dell'Etna, sono tematiche
approfondite da produttori, esperti, docenti universitari, nutrizionisti, autorità, anche in pubblici dibattiti, per
divulgare l’interesse per questo frutto delicato e prelibato. Il percorso intrapreso dall'associazione produttori,
per l'identificazione e la tipicizzazione del nostro territorio con la cerasicoltura, è da sostenere fortemente. La
coltivazione del ciliegio si deve considerare un investimento a lungo termine, soprattutto nei territori più
marginali oggi sottratti alle attività produttive. Salvino Barbagallo, presidente del Consorzio Tutela Ciliegia
dell’Etna racconta che la prima sagra della ciliegia risale al 1953 e grazie a tale aspetto storico,
l’Associazione produttori dell’Etna, nata il 19 settembre 2003, è stata insignita del riconoscimento D.O.P. a
seguito di richiesta all’Assessorato Agricoltura e Foreste e al Ministrero delle risorse agricole.
La manifestazione si è conclusa con la tradizionale degustazione di ciliegie dell’Etna.

"CILIEGIA DELL'ETNA" 2008 ALL'ORTO BOTANICO DI CATANIA

COMUNICATO STAMPA
Ciliegie dell'Etna
convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e innovazione”
Martedì 17 e mercoledì 18 giugno p.v. dalle 17 in poi, l’Orto Botanico di Catania, diretto da Pietro
Pavone, ospiterà il convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e innovazione”, in
collaborazione con l’Associazione Produttori della Ciliegia dell’Etna, di il presidente è Ivana Sorge, al fine
di promuovere la ciliegia, quale cibo di nobili forme e dal dolce sapore dell’hinterland jonico-etneo. Si
precisa, infatti, che il versante orientale dell’imponente vulcano accoglie, in una superficie areale di 700
ettari, i ciliegi autoctoni.
La due giorni del 17 e 18 giugno all’Orto Botanico di Catania, dedicata alla Cerasicoltura, è importante per
considerare le modalità di crescita di questo aspetto colturale.
La produzione cerasicola in provincia di Catania, estesa nei territori di Giarre, Mascali, Sant'Alfio,
Piedimonte etneo, Milo, Zafferana, Viagrande, Aci Sant'Antonio, Trecastagni, Pedara, Nicolosi, si aggira
intorno a 1.300 tonnellate di ciliegie.
Un prodotto unico per il sapore e per le proprietà organolettiche. Negli ultimi anni, i coltivatori hanno
iniziato ad investire sulla “riconversione colturale” dei terreni, impiantando il ciliegio e puntando su itinerari
che valorizzano sapori e valori culturali di questa terra. Un impegno crescente per un prodotto che ha origini
antiche, che mira oggi alla qualità ed alla presenza costante sui mercati.
La storia, le tecniche di coltivazione, le proprietà anche terapeutiche della ciliegia dell'Etna, sono tematiche
trattate da produttori, esperti, docenti universitari, nutrizionisti, autorità, anche in pubblici dibattiti, per
divulgare l’interesse per questo frutto delicato e prelibato. "Il percorso intrapreso dall'associazione
produttori, per l'identificazione e la tipicizzazione del nostro territorio con la cerasicoltura, è da sostenere
fortemente. La coltivazione del ciliegio si deve considerare un investimento a lungo termine, soprattutto nei
territori più marginali oggi sottratti alle attività produttive. Oltre il periodo di produzione del frutto si creano
condizioni economiche valide grazie alla produzione di legno nobile". Questo è il messaggio
dell’associazione in difesa della ciliegia dell’Etna e di Salvino Barbagallo, presidente del consorzio tutela
ciliegia dell’Etna.
Martedì 17 giugno ore 17 interverrà, per illustrare le peculiarità alimentari della frutticoltura in generale e
in particolare trattare quelle relative alla ciliegia, Emanuele Maccarone, ordinario di Chimica degli
alimenti, Facoltà di Agraria - Dipartimento DOFATA (Dipartimento di Orto-Floro-Arboricoltura e
Tecnologie Agro-Alimentari) – Università di Catania, con la relazione “ I frutti dell’Etna: composizione
chimica e proprietà salutistiche”, successivamente quale imprenditore agricolo, nonché vicepresidente
dell’Associazione Salvatore Sorbello, interverrà sul tema 'Il marketing territoriale come motore di
sviluppo del settore agroalimentare, turistico e culturale',
Mercoledì 18 giugno ore 17 interverrà sul tema “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e
innovazione” Giovanni Continella, ordinario della Facoltà di Agraria – Dipartimento DOFATA
(Dipartimento di Orto-Floro-Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari) – sezione: Arboricoltura -
Università di Catania. La sua relazione mira a descrivere “la cerasicoltura etnea: cultivar autoctone e
innovazioni varietali”. Interviene inoltre Salvino Barbagallo del Consorzio Tutela Ciliegia dell’Etna, e
l’Assessore all’Agricoltura Giovanni La Via. La manifestazione si concluderà, anche in questa
giornata, con una degustazione di ciliegie dell’Etna.
Catania, 10 giugno 2008
Addetta alla Comunicazione
Luisa Trovato

mercoledì 7 novembre 2007

ETNA IL POSTO DELLE CILIEGIE


Con la Dop in tasca, il frutto fa il giro del mondo
LaCiliegia deLl’Etna va alla conquista dei mercati nazionali ed esteri e dei consumatori. Ottenuto, pochi mesi fa, il marchio Dop, l’associazione e il consorzio dei produttori proseguono a ritmo serrato le attività di promozione e divulgazione, ponendosi nuovi e ambiziosi obiettivi.Su più di 530 ettari, nella provincia di Catania, gli alberi autoctoni di ciliegio riempiono il paesaggio di fiori e profumi, dal litorale a ben oltre mille metri d’altezza. La Dop è stata ottenuta dalle varietà Mastrantoni, Napoleone, Raffiuna e Maiolina. La produzione cerasicola etnea raggiunge mediamente le 1.300 tonnellate, interessando circa dodici comuni. Un universo dalle grandi potenzialità. Proprio per dare rappresentanza e voce univoca al settore è nata quattro anni fa l’associazione produttori della Ciliegia dell’Etna, che ha subito cominciato a stilare protocolli d’intesa con numerosi entilocali: Giarre prima, Trecastagni, Zafferana, Sant’Alfio, Linguaglossa,Milo,Fiumefreddo di Sicilia,Piedimonte Etneo e il Parco dell'Etna poi.«L’associazione, che riunisce 25 operatori,sta progredendo a piccoli passi — spiega il presidente Ivana Sorge — ma purtroppo scontiamo la mancanza di una mentalità che spin
segue
ga all’unificazione delle forze. Al Nord la maggior parte degli operatori è consorziata, qui lo sono in pochi:probabilmente perché non si comprende bene il tesoro che si ha per le mani. I protocolli, al momento tredici ma altri ce ne sono da sottoporre alla firma, fanno sì che l’ente ci riconosca unici interlocutori per la diffusione del marchio Dop della ciliegia dell’Etna».Dell’associazione fanno parte piccoli e grandi operatori, da quelli con 70-100 piante fino a quelli con 500-1000 piante. «I primi — aggiunge Sorge — sono ovviamente i più propensi ad associarsi perché si rendono più facilmente conto della forza che deriva dalla collaborazione». Da tempo l’associazione realizza un tour per coinvolgere altri operatori e il prossimo anno conta di raddoppiare gli associati. Ad affiancarla, in questa impresa, c’è il Consorzio per la tutela della Ciliegia dell’Etna, costituito nel marzo 2004. Il presidente è Salvino Barbagallo, già assessore regionale, produttore per passione, per sua stessa ammissione affascinato dai colori e dai profumi delle ciliegie: «Il consorzio punta a completare la filiera integrando anche i trasformatori. Intanto il prossimo anno partiremo con la commercializzazione, passo per il quale aspettavamo il marchio Dop. Quindi verrà perfezionato il protocollo di produzione e nascerà anche un bollettino con i dati sulla produzione». Il consorzio continua ad attirare soprattutto i produttori che, avendo altre attività, vogliono comunque mettere a frutto il terreno: il conferimento del prodotto al consorzio è in tal senso una garanzia. «Per avere il nostro prodotto — dice Barbagallo ci cercano da tutte le parti. La “Metro”, per esempio, è stata la prima catena con la quale abbiamo firmato un contratto. Naturalmente questo è un primo passo, una volta a regime potremo iniziare a correre. Ecco perché i produttori sostengono che la cerasicoltura abbia ottime prospettive. E perché puntano con fiducia all’espansione dei mercati di sbocco dei prodotti».Gli obiettivi del Consorzio sono sintetici e precisi: la riconversione dei numerosi terreni abbandonati sull’Etna; un incentivo per quanti decidano di impiantare ciliegie nell’area etnea; una condizione di tranquillità nella commercializzazione del prodotto; la crescita occupazionale nell’ambito produttivo, ma anche in prospettiva in quello della trasformazione (confettura e non solo). Ovviamente non mancano le minacce, riconducibili essenzialmente alla concorrenza, non sempre leale, degli altri Paesi del Mediterraneo. «Alle banchine del porto di Catania ma anche di Palermo — osserva il presidente del Consorzio — arrivano ciliegie nordafricane e turche, spesso commercializzate come ciliegie dell’Etna. Si tratta di concorrenza sleale, anche perché grazie al costo di produzione irrisorio vengono vendute a 50 centesimi». Ed è per questo motivo che il consorzio pensa di istituire un ufficio di vigilanza, così da arginare simili fenomeni. (O.V.)
E Trecastagni diede i natali al caratteristico “Don Antonio”
Si chiama ‘Mastrantoni” una delle varietà di ciliegia dell’Etna che ha ottenuto il marchio Dop. Il nome suona molto caratteristico. E in effetti lo è. Come spiegano i produttori, la denominazione deriva dalla varietà nata in maniera spontanea, “Don Antonio” (o “Mastrantonio”, appunto), a Tre- castagni. Si tratta di un ibrido spontaneo originatosi da un seme di Raffiuna e si presenta come un frutto di buona pezzatura con polpa croccante e di ottimo sapore. E stato scoperto che la Mastrantonio, caratterizzata grazie al lavoro dell’Unità operativa dell’assessorato di Giarre, in una sua fase di maturazione ha un concentrato di antociafine superiore persino alle arance rosse.
Un’annata da dimenticare Produzione in calo dell’80%
È un’annata da dimenticare, per i produttori cerasicoli, quella del 2007. Gli operatori accusano una moria di fiori, e dunque della produzione dell’80%, dovuta alla monilia, che ha compromesso la resa delle piante. E al danno, sostengono i produttori, è seguita la beffa, perché i quattro giorni pressoché ininterrotti di pioggia, a giugno, hanno ulteriormente ridotto quanto era riuscito a salvarsi dalla precedente minaccia. La produzioni è stata quindi ridotta al lumicino, costringendo gli operatori a rivedere anche i piani di commercializzazione. Sui danni subiti dalla Ciliegia dell’Etna il parlamentare regionale Fausto Fagone ha presentato un’interrogazione all’Ars.
LE VARIETÀ
Mastrantonio, Raffiuna, Napoleona e Maiolina La piattaforma del gusto nasce sotto il vulcano
È del 30 novembre 2006 il decreto per la Protezione transitoria accordata a livello nazionale alla denominazione «Ciliegia dell’Etna», «per la quale — si legge — è stata inviata istanza alla Commissione europea per la registrazione come Denominazione di origine protetta». Il decreto fa riferimento a «una piattaforma varietale composta dalle seguenti tipologie locali o ecotipi: la Mastrantonio, la Raffiuna, il gruppo Napoleona (precoce-verifica-forestiera) e la Maiolina». Quindi indica la zona di produzione che «comprende in tutto o in parte il territorio amministrativo dei comuni di Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Mito, Zafferana Etnea, Santa Venenna, Sant’Alfio, Trecastagni, Pedara, Viagrande, Nicolosi, Ragalna, Adrano, Bianca- villa, Santa Maria di Licodia, Belpasso, Aci Sant’Antonio, Acireale».
luglio/agosto 2007IL MULTIMEDIALE DELL’AGRICOLTURA

venerdì 26 ottobre 2007

Visita a Marostica del Presidente del Consorzio di Tutela della Ciliegia dell'Etna



Il Presidente del Consorzio di tutela della Ciliegia dell'Etna On.Salvino Barbagallo è andato in visita a Marostica, territorio dove si produce l'omonima ciliegia I.G.P.
Salvino Barbagallo,ricevuto dal Sindaco Prof.Alcide Bertazzo,(presidente nazionale delle Città della ciliegia) ha avuto modo di illustrare il cammino fatto dall'Associazione "Ciliegia dell'Etna" e dal Consorzio di tutela.
L'incontro, all'insegna della cordialità, è stato proficuo ed interessante.
I due si sono congedati con la promessa di una collaborazione tra il Comune di Giarre ed il Comune di Marostica per ciò che attiene la produzione cerasicola.

domenica 14 ottobre 2007


di Carlo Ravanello

Abbiamo appena superato, con la stagione
produttiva da poco terminata, la rituale querelle
annuale che vede in campo i consumatori di ciliegie
contrapposti ai produttori e ai commercianti del
purpureo prodotto.
La querelle, come tutti gli altri anni, si è con-
clusa con un nulla di fatto, salvo riaprirsi,
puntualmente, la prossima stagione e, abbia-
mo ragione di ritenere, per tutti gli anni a
venire. Nella realtà, infatti, mentre da una
parte le associazioni dei consumatori hanno
tuonato che è assurdo avvicinarsi a un pro-
dotto che non raramente ha sfiorato i 10/12
Euro al kg, dall’altra non c’è casalinga itali-
ca (il mercato, in definitiva, lo fa lei) che non
abbia acquistato quasi furtivamente almeno
una manciatina del frutto scarlatto perché
chissà che non faccia riprendere un po’ di
colore a quel figliolo sempre così pallido. A
parte gli scherzi quindi, è un dato di fatto
che tutti noi indugiamo in una sorta di aspet-
tativa ansiosa legata all’arrivo del simbolo
più evidente della nuova stagione e con esso
percorriamo un breve percorso che – ahinoi –
si conclude sempre troppo presto con l’arrivo
del famigerato “Giovannino”. Il fragile desi-
derio segreto legato alla prima ciliegia di sta-
gione, si dissolve allora rapidamente nel
mare magnum delle grandi drupe estive. Al
diavolo quindi quella piccola, forse assurda,
spesa, a fronte di un piacere sottile che affon-
da le sue radici nei momenti più belli della
nostra infanzia! Anche perché, a ben vedere,
il consumo medio annuo pro-capite italiano è
di poco più d 2 kg.: una sciocchezza.
Per saperne di più
Il ciliegio (Prunus avium L.), le cui prime
notizie si hanno in Egitto nel VII° secolo a.C.
e poi in Grecia nel III° secolo a.C., viene oggi
coltivato in Europa, Asia, Australia e
America.
In Italia, dopo un periodo di alterne vicende,
la coltura del ciliegio attraversa attualmente
un buon momento. La superficie nazionale è
ormai prossima a 30mila ettari e la produ-
zione è attestata intorno alle 150mila tonnel-
late medie annue. Sul territorio nazionale, il
ciliegio si concentra principalmente in 4
regioni Veneto, Emilia-Romagna, Campania
e Puglia, che da sole costituiscono oltre
l’80%della produzione italiana di ciliegie. La
produzione italiana, è una delle maggiori a
livello mondiale, con moltissime varietà
diverse, fra le quali ricordiamo le Bigarreau
(reperibili da maggio a giugno), le Nero
(reperibili a giugno, tipiche della zona di
Vignola), le Anella (reperibili da fine maggio
a giugno, croccanti e succose), le Ferrovia
(disponibili a giugno, tipiche della Puglia), le
Marca (disponibili da giugno a luglio, utiliz-
zate principalmente per la conservazione
sotto spirito).
In maniera del tutto anomala si muove la
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Degustandibus
pagina 16
Il Sommelier - Anno XXV - n. 5/2007
Sicilia che, partita un po’ in ritardo, si pro-
pone sul mercato nazionale con una quota
pari a meno del 2,5 % del totale produttivo
(3.500 tonn.), caratterizzata però da una
elevatissima qualità legata alle eccezionali
produzioni del nord-est isolano e, più preci-
samente, del territorio etneo. A questo pro-
posito la provincia di Catania si sta moven-
do in maniera molto moderna attivando tutti
i canali scientifici, agronomici e commerciali
di cui dispone per ricavarsi uno spazio che
non sia solo quello di una pura e semplice
presenza sui mercati ma piuttosto quello di
un’offerta qualitativamente eccellente.
Con l’interessamento della stessa Università
di Catania, che si è fatta parte attiva sull’ar-
gomento, dando sostegno a tutte le iniziative
di settore e contribuendo in maniera deter-
minante alla formulazione di un’interessan-
tissima tesi di laurea presentata nel corso
dell’anno accademico 2005-2006 dalla d.ssa
Rita Patanè alla facoltà di Economia, Corso
di Laurea in Economia e Commercio, relato-
re il chiar.mo prof. Placido Rapisarda, dal
titolo “Agroalimentare in Provincia di
Catania - Il Ciliegio”. Con questa ricerca,
che non è solo compilativa ma ricca di spun-
ti territoriali ed ambientali, a dimostrazione
di una vera analisi effettuata “sul campo”, la
Patanè riesce a coinvolgerci nella micro-real-
tà produttiva della “Ciliegia dell’Etna”
(circa 2.000 q.li di prodotto ottenuto da una
quarantina di aziende intimamente legate in
un agile tessuto associativo nato nel settem-
bre 2003 e presieduto dalla d.ssa Ivana
Sorge-Lo Giudice e riunite in uno specifico
Consorzio voluto e condotto dall’on. Salvino
Barbagallo nel marzo 2004). Motivo di vanto
per Salvino Barbagallo, già responsabile
dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della
Regione Siciliana, è l’ottenimento a livello
nazionale, da parte delle ciliegie prodotte nel
territorio etneo, della concessione provviso-
ria nazionale avvenuta nel dicembre 2006
per l’utilizzo del marchio “Denominazione
di origine protetta” (DOP), che tutela tanto
i consumatori quanto gli imprenditori e
quanti commercializzano i prodotti.
La DOP “Ciliegia dell’Etna” – sono le parole
della d.ssa Patanè– è attribuita ai frutti del
ciliegio dolce “Prunus avium L.” famiglia
delle Rosacee. La coltivazione del ciliegio,
nell’area considerata composta dai comuni
di Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo,
Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione
di Sicilia, Randazzo, Milo, Zafferana Etnea,
S. Venerina, S.Alfio, Trecastagni, Viagrande,
Aci S.Antonio, Pedara, Nicolosi, Adrano,
Biancavilla, S.Maria di Licodia, Paternò,
Belpasso, Acireale e, non ultimo, il Parco
dell’ Etna, fa riferimento ad una piattaforma
varietale composta dalle seguenti tipologie
locali o ecotipi: la Mastrantonio, la
Raffiuna, il gruppo Napoleona (precoce-
verifica-forestiera) e la Maiolina.
La fascia collinare dove si sviluppa la colti-
vazione delle ciliegie è compresa fra i 400 e i
600 metri, ma non sono rare presenze pro-
duttive intorno ai 1.200 metri e più. Il perio-
do di raccolta è abbastanza articolato, distri-
buito fra le varie cultivars, dall’inizio di
maggio (Maiolina) a luglio inoltrato
(Mastrantonio). La singolarità e nel contem-
po la variabilità di situazioni pedoclimatiche
ed antropiche del territorio agricolo etneo –
sono ancora parole della Patanè– caratteriz-
zano la qualità del frutto, conferendogli
parametri intrinseci, gustativi, fisici e chimi-
ci esclusivi. Oltre all’ambiente naturale, il
fattore uomo, con la sua secolare tradizione,
la fatica a trasformare le “sciare” (dall’ara-
bo shahar, terra bruciata, selvaggia) in ter-
reni fertili, ha contribuito in maniera deter-
minante a caratterizzare il forte legame tra
la “Ciliegia dell’ Etna” ed il territorio stesso.
L’esposizione a est-sud-ovest, l’elevato grado
d’insolazione, i terreni sabbiosi a reazione
sub-acida di origine vulcanica recuperati
dall’industriosa popolazione che, con
paziente lavoro di scasso, di sistemazione di
muri e terrazzi, con la captazione di acque
sotterranee, ha saputo rendere produttive
estese superfici di lave aspre e brulle, i venti
dominanti e l’umidità, conferiscono al frutto
antropizzato in tale area, particolari carat-
teristiche di qualità, precocità, forma, colore
intenso tipico del territorio, sapore croccan-
te e deciso, difficilmente riscontrabili in altre
zone di produzione.

Il ciliegio
(Prunus avium
L.), le cui prime
notizie si hanno
in Egitto nel
VII° secolo a.C.
e poi in Grecia
nel III° secolo
a.C., viene oggi
coltivato in
Europa, Asia,
Australia e
America
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