lunedì 20 ottobre 2008

GIORNATA CONCLUSIVA "Ciliegia dell'Etna 2008"


Ciliegie dell'Etna
convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e innovazione”
Una dolce esperienza si è dimostrata la presentazione della ciliegia dell’Etna. Evento che si è concretizzato
grazie al Consorzio Tutela della Ciliegia dell’Etna, congiuntamente all’Associazione Produttori Ciliegia
dell’Etna, rappresentati rispettivamente dall’on. Salvino Barbagallo e Ivana Sorge.
Esaustiva e completa si è rivelata la due giorni del convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e
innovazione”dove è intervenuto l’Assessore all’Agricoltura Giovanni La Via, Emanuele Maccarone,
ordinario di Chimica degli alimenti, Facoltà di Agraria - Dipartimento DOFATA (Dipartimento di Orto-
Floro-Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari) – Università di Catania, con la relazione “ I frutti
dell’Etna: composizione chimica e proprietà salutistiche”, prodotti unici per il sapore e per le proprietà
organolettiche, e Giovanni Continella, ordinario della Facoltà di Agraria – Dipartimento DOFATA
(Dipartimento di Orto-Floro-Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari) – sezione: Arboricoltura -
Università di Catania. La sua relazione descriveva “la cerasicoltura etnea: cultivar autoctone e innovazioni
varietali e le modalità di crescita di questo aspetto colturale”. L’Orto Botanico, diretto da Pietro Pavone si è
rivelato scenario elegante e legittimo per trattare tematiche legate all’ambiente e ai prodotti come la ciliegia
dell’Etna, cibo di nobili forme e dal dolce sapore dell’hinterland jonico-etneo. Si precisa che il versante
orientale dell’imponente vulcano accoglie, in una superficie areale di 700 ettari, i ciliegi autoctoni.
La produzione cerasicola in provincia di Catania, estesa nei territori di Giarre, Mascali, Riposto, Sant'Alfio,
Piedimonte etneo, Milo, Zafferana, Viagrande, Aci Sant'Antonio, Trecastagni, Pedara, Nicolosi, ed ancora
Belpasso, Biancavilla di Sicilia, Adrano, S.Maria di Licodia, CAstiglione di Sicilia e Randazzo, si aggira
intorno a 1.300 tonnellate di ciliegie.
I coltivatori hanno oggi iniziato ad investire sulla “riconversione colturale” dei terreni, impiantando il
ciliegio e puntando su itinerari che valorizzano sapori e valori culturali di questa terra. Un impegno crescente
per un prodotto che ha origini antiche, che mira oggi alla qualità ed alla presenza costante sui mercati.
La storia, le tecniche di coltivazione, le proprietà anche terapeutiche della ciliegia dell'Etna, sono tematiche
approfondite da produttori, esperti, docenti universitari, nutrizionisti, autorità, anche in pubblici dibattiti, per
divulgare l’interesse per questo frutto delicato e prelibato. Il percorso intrapreso dall'associazione produttori,
per l'identificazione e la tipicizzazione del nostro territorio con la cerasicoltura, è da sostenere fortemente. La
coltivazione del ciliegio si deve considerare un investimento a lungo termine, soprattutto nei territori più
marginali oggi sottratti alle attività produttive. Salvino Barbagallo, presidente del Consorzio Tutela Ciliegia
dell’Etna racconta che la prima sagra della ciliegia risale al 1953 e grazie a tale aspetto storico,
l’Associazione produttori dell’Etna, nata il 19 settembre 2003, è stata insignita del riconoscimento D.O.P. a
seguito di richiesta all’Assessorato Agricoltura e Foreste e al Ministrero delle risorse agricole.
La manifestazione si è conclusa con la tradizionale degustazione di ciliegie dell’Etna.

"CILIEGIA DELL'ETNA" 2008 ALL'ORTO BOTANICO DI CATANIA

COMUNICATO STAMPA
Ciliegie dell'Etna
convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e innovazione”
Martedì 17 e mercoledì 18 giugno p.v. dalle 17 in poi, l’Orto Botanico di Catania, diretto da Pietro
Pavone, ospiterà il convegno “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e innovazione”, in
collaborazione con l’Associazione Produttori della Ciliegia dell’Etna, di il presidente è Ivana Sorge, al fine
di promuovere la ciliegia, quale cibo di nobili forme e dal dolce sapore dell’hinterland jonico-etneo. Si
precisa, infatti, che il versante orientale dell’imponente vulcano accoglie, in una superficie areale di 700
ettari, i ciliegi autoctoni.
La due giorni del 17 e 18 giugno all’Orto Botanico di Catania, dedicata alla Cerasicoltura, è importante per
considerare le modalità di crescita di questo aspetto colturale.
La produzione cerasicola in provincia di Catania, estesa nei territori di Giarre, Mascali, Sant'Alfio,
Piedimonte etneo, Milo, Zafferana, Viagrande, Aci Sant'Antonio, Trecastagni, Pedara, Nicolosi, si aggira
intorno a 1.300 tonnellate di ciliegie.
Un prodotto unico per il sapore e per le proprietà organolettiche. Negli ultimi anni, i coltivatori hanno
iniziato ad investire sulla “riconversione colturale” dei terreni, impiantando il ciliegio e puntando su itinerari
che valorizzano sapori e valori culturali di questa terra. Un impegno crescente per un prodotto che ha origini
antiche, che mira oggi alla qualità ed alla presenza costante sui mercati.
La storia, le tecniche di coltivazione, le proprietà anche terapeutiche della ciliegia dell'Etna, sono tematiche
trattate da produttori, esperti, docenti universitari, nutrizionisti, autorità, anche in pubblici dibattiti, per
divulgare l’interesse per questo frutto delicato e prelibato. "Il percorso intrapreso dall'associazione
produttori, per l'identificazione e la tipicizzazione del nostro territorio con la cerasicoltura, è da sostenere
fortemente. La coltivazione del ciliegio si deve considerare un investimento a lungo termine, soprattutto nei
territori più marginali oggi sottratti alle attività produttive. Oltre il periodo di produzione del frutto si creano
condizioni economiche valide grazie alla produzione di legno nobile". Questo è il messaggio
dell’associazione in difesa della ciliegia dell’Etna e di Salvino Barbagallo, presidente del consorzio tutela
ciliegia dell’Etna.
Martedì 17 giugno ore 17 interverrà, per illustrare le peculiarità alimentari della frutticoltura in generale e
in particolare trattare quelle relative alla ciliegia, Emanuele Maccarone, ordinario di Chimica degli
alimenti, Facoltà di Agraria - Dipartimento DOFATA (Dipartimento di Orto-Floro-Arboricoltura e
Tecnologie Agro-Alimentari) – Università di Catania, con la relazione “ I frutti dell’Etna: composizione
chimica e proprietà salutistiche”, successivamente quale imprenditore agricolo, nonché vicepresidente
dell’Associazione Salvatore Sorbello, interverrà sul tema 'Il marketing territoriale come motore di
sviluppo del settore agroalimentare, turistico e culturale',
Mercoledì 18 giugno ore 17 interverrà sul tema “La Cerasicoltura dell’Etna, fra tradizione e
innovazione” Giovanni Continella, ordinario della Facoltà di Agraria – Dipartimento DOFATA
(Dipartimento di Orto-Floro-Arboricoltura e Tecnologie Agro-Alimentari) – sezione: Arboricoltura -
Università di Catania. La sua relazione mira a descrivere “la cerasicoltura etnea: cultivar autoctone e
innovazioni varietali”. Interviene inoltre Salvino Barbagallo del Consorzio Tutela Ciliegia dell’Etna, e
l’Assessore all’Agricoltura Giovanni La Via. La manifestazione si concluderà, anche in questa
giornata, con una degustazione di ciliegie dell’Etna.
Catania, 10 giugno 2008
Addetta alla Comunicazione
Luisa Trovato

mercoledì 7 novembre 2007

ETNA IL POSTO DELLE CILIEGIE


Con la Dop in tasca, il frutto fa il giro del mondo
LaCiliegia deLl’Etna va alla conquista dei mercati nazionali ed esteri e dei consumatori. Ottenuto, pochi mesi fa, il marchio Dop, l’associazione e il consorzio dei produttori proseguono a ritmo serrato le attività di promozione e divulgazione, ponendosi nuovi e ambiziosi obiettivi.Su più di 530 ettari, nella provincia di Catania, gli alberi autoctoni di ciliegio riempiono il paesaggio di fiori e profumi, dal litorale a ben oltre mille metri d’altezza. La Dop è stata ottenuta dalle varietà Mastrantoni, Napoleone, Raffiuna e Maiolina. La produzione cerasicola etnea raggiunge mediamente le 1.300 tonnellate, interessando circa dodici comuni. Un universo dalle grandi potenzialità. Proprio per dare rappresentanza e voce univoca al settore è nata quattro anni fa l’associazione produttori della Ciliegia dell’Etna, che ha subito cominciato a stilare protocolli d’intesa con numerosi entilocali: Giarre prima, Trecastagni, Zafferana, Sant’Alfio, Linguaglossa,Milo,Fiumefreddo di Sicilia,Piedimonte Etneo e il Parco dell'Etna poi.«L’associazione, che riunisce 25 operatori,sta progredendo a piccoli passi — spiega il presidente Ivana Sorge — ma purtroppo scontiamo la mancanza di una mentalità che spin
segue
ga all’unificazione delle forze. Al Nord la maggior parte degli operatori è consorziata, qui lo sono in pochi:probabilmente perché non si comprende bene il tesoro che si ha per le mani. I protocolli, al momento tredici ma altri ce ne sono da sottoporre alla firma, fanno sì che l’ente ci riconosca unici interlocutori per la diffusione del marchio Dop della ciliegia dell’Etna».Dell’associazione fanno parte piccoli e grandi operatori, da quelli con 70-100 piante fino a quelli con 500-1000 piante. «I primi — aggiunge Sorge — sono ovviamente i più propensi ad associarsi perché si rendono più facilmente conto della forza che deriva dalla collaborazione». Da tempo l’associazione realizza un tour per coinvolgere altri operatori e il prossimo anno conta di raddoppiare gli associati. Ad affiancarla, in questa impresa, c’è il Consorzio per la tutela della Ciliegia dell’Etna, costituito nel marzo 2004. Il presidente è Salvino Barbagallo, già assessore regionale, produttore per passione, per sua stessa ammissione affascinato dai colori e dai profumi delle ciliegie: «Il consorzio punta a completare la filiera integrando anche i trasformatori. Intanto il prossimo anno partiremo con la commercializzazione, passo per il quale aspettavamo il marchio Dop. Quindi verrà perfezionato il protocollo di produzione e nascerà anche un bollettino con i dati sulla produzione». Il consorzio continua ad attirare soprattutto i produttori che, avendo altre attività, vogliono comunque mettere a frutto il terreno: il conferimento del prodotto al consorzio è in tal senso una garanzia. «Per avere il nostro prodotto — dice Barbagallo ci cercano da tutte le parti. La “Metro”, per esempio, è stata la prima catena con la quale abbiamo firmato un contratto. Naturalmente questo è un primo passo, una volta a regime potremo iniziare a correre. Ecco perché i produttori sostengono che la cerasicoltura abbia ottime prospettive. E perché puntano con fiducia all’espansione dei mercati di sbocco dei prodotti».Gli obiettivi del Consorzio sono sintetici e precisi: la riconversione dei numerosi terreni abbandonati sull’Etna; un incentivo per quanti decidano di impiantare ciliegie nell’area etnea; una condizione di tranquillità nella commercializzazione del prodotto; la crescita occupazionale nell’ambito produttivo, ma anche in prospettiva in quello della trasformazione (confettura e non solo). Ovviamente non mancano le minacce, riconducibili essenzialmente alla concorrenza, non sempre leale, degli altri Paesi del Mediterraneo. «Alle banchine del porto di Catania ma anche di Palermo — osserva il presidente del Consorzio — arrivano ciliegie nordafricane e turche, spesso commercializzate come ciliegie dell’Etna. Si tratta di concorrenza sleale, anche perché grazie al costo di produzione irrisorio vengono vendute a 50 centesimi». Ed è per questo motivo che il consorzio pensa di istituire un ufficio di vigilanza, così da arginare simili fenomeni. (O.V.)
E Trecastagni diede i natali al caratteristico “Don Antonio”
Si chiama ‘Mastrantoni” una delle varietà di ciliegia dell’Etna che ha ottenuto il marchio Dop. Il nome suona molto caratteristico. E in effetti lo è. Come spiegano i produttori, la denominazione deriva dalla varietà nata in maniera spontanea, “Don Antonio” (o “Mastrantonio”, appunto), a Tre- castagni. Si tratta di un ibrido spontaneo originatosi da un seme di Raffiuna e si presenta come un frutto di buona pezzatura con polpa croccante e di ottimo sapore. E stato scoperto che la Mastrantonio, caratterizzata grazie al lavoro dell’Unità operativa dell’assessorato di Giarre, in una sua fase di maturazione ha un concentrato di antociafine superiore persino alle arance rosse.
Un’annata da dimenticare Produzione in calo dell’80%
È un’annata da dimenticare, per i produttori cerasicoli, quella del 2007. Gli operatori accusano una moria di fiori, e dunque della produzione dell’80%, dovuta alla monilia, che ha compromesso la resa delle piante. E al danno, sostengono i produttori, è seguita la beffa, perché i quattro giorni pressoché ininterrotti di pioggia, a giugno, hanno ulteriormente ridotto quanto era riuscito a salvarsi dalla precedente minaccia. La produzioni è stata quindi ridotta al lumicino, costringendo gli operatori a rivedere anche i piani di commercializzazione. Sui danni subiti dalla Ciliegia dell’Etna il parlamentare regionale Fausto Fagone ha presentato un’interrogazione all’Ars.
LE VARIETÀ
Mastrantonio, Raffiuna, Napoleona e Maiolina La piattaforma del gusto nasce sotto il vulcano
È del 30 novembre 2006 il decreto per la Protezione transitoria accordata a livello nazionale alla denominazione «Ciliegia dell’Etna», «per la quale — si legge — è stata inviata istanza alla Commissione europea per la registrazione come Denominazione di origine protetta». Il decreto fa riferimento a «una piattaforma varietale composta dalle seguenti tipologie locali o ecotipi: la Mastrantonio, la Raffiuna, il gruppo Napoleona (precoce-verifica-forestiera) e la Maiolina». Quindi indica la zona di produzione che «comprende in tutto o in parte il territorio amministrativo dei comuni di Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Mito, Zafferana Etnea, Santa Venenna, Sant’Alfio, Trecastagni, Pedara, Viagrande, Nicolosi, Ragalna, Adrano, Bianca- villa, Santa Maria di Licodia, Belpasso, Aci Sant’Antonio, Acireale».
luglio/agosto 2007IL MULTIMEDIALE DELL’AGRICOLTURA

venerdì 26 ottobre 2007

Visita a Marostica del Presidente del Consorzio di Tutela della Ciliegia dell'Etna



Il Presidente del Consorzio di tutela della Ciliegia dell'Etna On.Salvino Barbagallo è andato in visita a Marostica, territorio dove si produce l'omonima ciliegia I.G.P.
Salvino Barbagallo,ricevuto dal Sindaco Prof.Alcide Bertazzo,(presidente nazionale delle Città della ciliegia) ha avuto modo di illustrare il cammino fatto dall'Associazione "Ciliegia dell'Etna" e dal Consorzio di tutela.
L'incontro, all'insegna della cordialità, è stato proficuo ed interessante.
I due si sono congedati con la promessa di una collaborazione tra il Comune di Giarre ed il Comune di Marostica per ciò che attiene la produzione cerasicola.

domenica 14 ottobre 2007


di Carlo Ravanello

Abbiamo appena superato, con la stagione
produttiva da poco terminata, la rituale querelle
annuale che vede in campo i consumatori di ciliegie
contrapposti ai produttori e ai commercianti del
purpureo prodotto.
La querelle, come tutti gli altri anni, si è con-
clusa con un nulla di fatto, salvo riaprirsi,
puntualmente, la prossima stagione e, abbia-
mo ragione di ritenere, per tutti gli anni a
venire. Nella realtà, infatti, mentre da una
parte le associazioni dei consumatori hanno
tuonato che è assurdo avvicinarsi a un pro-
dotto che non raramente ha sfiorato i 10/12
Euro al kg, dall’altra non c’è casalinga itali-
ca (il mercato, in definitiva, lo fa lei) che non
abbia acquistato quasi furtivamente almeno
una manciatina del frutto scarlatto perché
chissà che non faccia riprendere un po’ di
colore a quel figliolo sempre così pallido. A
parte gli scherzi quindi, è un dato di fatto
che tutti noi indugiamo in una sorta di aspet-
tativa ansiosa legata all’arrivo del simbolo
più evidente della nuova stagione e con esso
percorriamo un breve percorso che – ahinoi –
si conclude sempre troppo presto con l’arrivo
del famigerato “Giovannino”. Il fragile desi-
derio segreto legato alla prima ciliegia di sta-
gione, si dissolve allora rapidamente nel
mare magnum delle grandi drupe estive. Al
diavolo quindi quella piccola, forse assurda,
spesa, a fronte di un piacere sottile che affon-
da le sue radici nei momenti più belli della
nostra infanzia! Anche perché, a ben vedere,
il consumo medio annuo pro-capite italiano è
di poco più d 2 kg.: una sciocchezza.
Per saperne di più
Il ciliegio (Prunus avium L.), le cui prime
notizie si hanno in Egitto nel VII° secolo a.C.
e poi in Grecia nel III° secolo a.C., viene oggi
coltivato in Europa, Asia, Australia e
America.
In Italia, dopo un periodo di alterne vicende,
la coltura del ciliegio attraversa attualmente
un buon momento. La superficie nazionale è
ormai prossima a 30mila ettari e la produ-
zione è attestata intorno alle 150mila tonnel-
late medie annue. Sul territorio nazionale, il
ciliegio si concentra principalmente in 4
regioni Veneto, Emilia-Romagna, Campania
e Puglia, che da sole costituiscono oltre
l’80%della produzione italiana di ciliegie. La
produzione italiana, è una delle maggiori a
livello mondiale, con moltissime varietà
diverse, fra le quali ricordiamo le Bigarreau
(reperibili da maggio a giugno), le Nero
(reperibili a giugno, tipiche della zona di
Vignola), le Anella (reperibili da fine maggio
a giugno, croccanti e succose), le Ferrovia
(disponibili a giugno, tipiche della Puglia), le
Marca (disponibili da giugno a luglio, utiliz-
zate principalmente per la conservazione
sotto spirito).
In maniera del tutto anomala si muove la
Page 2
Degustandibus
pagina 16
Il Sommelier - Anno XXV - n. 5/2007
Sicilia che, partita un po’ in ritardo, si pro-
pone sul mercato nazionale con una quota
pari a meno del 2,5 % del totale produttivo
(3.500 tonn.), caratterizzata però da una
elevatissima qualità legata alle eccezionali
produzioni del nord-est isolano e, più preci-
samente, del territorio etneo. A questo pro-
posito la provincia di Catania si sta moven-
do in maniera molto moderna attivando tutti
i canali scientifici, agronomici e commerciali
di cui dispone per ricavarsi uno spazio che
non sia solo quello di una pura e semplice
presenza sui mercati ma piuttosto quello di
un’offerta qualitativamente eccellente.
Con l’interessamento della stessa Università
di Catania, che si è fatta parte attiva sull’ar-
gomento, dando sostegno a tutte le iniziative
di settore e contribuendo in maniera deter-
minante alla formulazione di un’interessan-
tissima tesi di laurea presentata nel corso
dell’anno accademico 2005-2006 dalla d.ssa
Rita Patanè alla facoltà di Economia, Corso
di Laurea in Economia e Commercio, relato-
re il chiar.mo prof. Placido Rapisarda, dal
titolo “Agroalimentare in Provincia di
Catania - Il Ciliegio”. Con questa ricerca,
che non è solo compilativa ma ricca di spun-
ti territoriali ed ambientali, a dimostrazione
di una vera analisi effettuata “sul campo”, la
Patanè riesce a coinvolgerci nella micro-real-
tà produttiva della “Ciliegia dell’Etna”
(circa 2.000 q.li di prodotto ottenuto da una
quarantina di aziende intimamente legate in
un agile tessuto associativo nato nel settem-
bre 2003 e presieduto dalla d.ssa Ivana
Sorge-Lo Giudice e riunite in uno specifico
Consorzio voluto e condotto dall’on. Salvino
Barbagallo nel marzo 2004). Motivo di vanto
per Salvino Barbagallo, già responsabile
dell’Assessorato Agricoltura e Foreste della
Regione Siciliana, è l’ottenimento a livello
nazionale, da parte delle ciliegie prodotte nel
territorio etneo, della concessione provviso-
ria nazionale avvenuta nel dicembre 2006
per l’utilizzo del marchio “Denominazione
di origine protetta” (DOP), che tutela tanto
i consumatori quanto gli imprenditori e
quanti commercializzano i prodotti.
La DOP “Ciliegia dell’Etna” – sono le parole
della d.ssa Patanè– è attribuita ai frutti del
ciliegio dolce “Prunus avium L.” famiglia
delle Rosacee. La coltivazione del ciliegio,
nell’area considerata composta dai comuni
di Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo,
Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione
di Sicilia, Randazzo, Milo, Zafferana Etnea,
S. Venerina, S.Alfio, Trecastagni, Viagrande,
Aci S.Antonio, Pedara, Nicolosi, Adrano,
Biancavilla, S.Maria di Licodia, Paternò,
Belpasso, Acireale e, non ultimo, il Parco
dell’ Etna, fa riferimento ad una piattaforma
varietale composta dalle seguenti tipologie
locali o ecotipi: la Mastrantonio, la
Raffiuna, il gruppo Napoleona (precoce-
verifica-forestiera) e la Maiolina.
La fascia collinare dove si sviluppa la colti-
vazione delle ciliegie è compresa fra i 400 e i
600 metri, ma non sono rare presenze pro-
duttive intorno ai 1.200 metri e più. Il perio-
do di raccolta è abbastanza articolato, distri-
buito fra le varie cultivars, dall’inizio di
maggio (Maiolina) a luglio inoltrato
(Mastrantonio). La singolarità e nel contem-
po la variabilità di situazioni pedoclimatiche
ed antropiche del territorio agricolo etneo –
sono ancora parole della Patanè– caratteriz-
zano la qualità del frutto, conferendogli
parametri intrinseci, gustativi, fisici e chimi-
ci esclusivi. Oltre all’ambiente naturale, il
fattore uomo, con la sua secolare tradizione,
la fatica a trasformare le “sciare” (dall’ara-
bo shahar, terra bruciata, selvaggia) in ter-
reni fertili, ha contribuito in maniera deter-
minante a caratterizzare il forte legame tra
la “Ciliegia dell’ Etna” ed il territorio stesso.
L’esposizione a est-sud-ovest, l’elevato grado
d’insolazione, i terreni sabbiosi a reazione
sub-acida di origine vulcanica recuperati
dall’industriosa popolazione che, con
paziente lavoro di scasso, di sistemazione di
muri e terrazzi, con la captazione di acque
sotterranee, ha saputo rendere produttive
estese superfici di lave aspre e brulle, i venti
dominanti e l’umidità, conferiscono al frutto
antropizzato in tale area, particolari carat-
teristiche di qualità, precocità, forma, colore
intenso tipico del territorio, sapore croccan-
te e deciso, difficilmente riscontrabili in altre
zone di produzione.
“
Il ciliegio
(Prunus avium
L.), le cui prime
notizie si hanno
in Egitto nel
VII° secolo a.C.
e poi in Grecia
nel III° secolo
a.C., viene oggi
coltivato in
Europa, Asia,
Australia e
America
,,
IN SOLI DUE ANNI UN RICONOSCIMENTO AMBITO


Decreto 30 novembre 2006.
Protezione transitoria accordata a livello nazionale alla denominazione «Ciliegia dell’Etna», per la quale è stata inviata istanza alla Commissione europea per la registrazione come denominazione di origine protetta.
(pubbl. in Gazz. Uff. n. 289 del 13 dicembre 2006).
IL DIRETTORE GENERALE
PER LA QUALITÀ DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI
Visto il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle Amministrazioni pubbliche, ed in particolare l’art. 16, lettera d);
Visto il Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio del 20 marzo 2006, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine dei prodotti agricoli ed alimentari, e in particolare l’art. 19 che abroga il Regolamento (CEE) n. 2081/92;
Visto l’art. 5, comma 6, del predetto Regolamento (CE) n. 510/2006 che consente allo Stato membro di accordare, a titolo transitorio, protezione a livello nazionale della denominazione trasmessa per la registrazione e, se del caso, un periodo di adattamento;
Vista la domanda presentata dall’Associazione produttori Ciliegia dell’Etna, con sede in Giarre (Catania), via Emilia 21 intesa ad ottenere la registrazione della denominazione «Ciliegia dell’Etna», ai sensi dell’art. 5 del citato regolamento 510/2006;
Vista la nota protocollo n. 66794 del 22 novembre 2006 con la quale il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ritenendo che la predetta domanda soddisfi i requisiti indicati dal regolamento comunitario, ha trasmesso all’organismo comunitario competente la predetta domanda di registrazione, unitamente alla documentazione pervenuta a sostegno della stessa;
Vista l’istanza con la quale l’Associazione produttori Ciliegia dell’Etna, ha chiesto la protezione a titolo transitorio della stessa, ai sensi dell’art. 5, comma 6 del predetto Regolamento (CE) 510/2006, espressamente esonerando lo Stato italiano, e per esso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da qualunque responsabilità, presente e futura, conseguente all’eventuale mancato accoglimento della citata istanza della denominazione di origine protetta, ricadendo la stessa esclusivamente sui soggetti interessati che della protezione a titolo provvisorio faranno uso;
Considerato che la protezione di cui sopra ha efficacia solo a livello nazionale, ai sensi dell’art. 5, comma 6, del citato Regolamento (CE) n. 510/2006;
Ritenuto di dover assicurare certezza alle situazioni giuridiche degli interessati all’utilizzazione della denominazione «Ciliegia dell’Etna», in attesa che l’organismo comunitario decida sulla domanda di riconoscimento della denominazione di origine protetta;
Ritenuto di dover emanare un provvedimento nella forma di decreto che, in accoglimento della domanda avanzata dall’Associazione produttori Ciliegia dell’Etna, assicuri la protezione a titolo transitorio e a livello nazionale della denominazione «Ciliegia dell’Etna», secondo il disciplinare di produzione allegato alla nota n. 66794 del 22 novembre 2006, sopra citata;
Decreta
1. È accordata la protezione a titolo transitorio a livello nazionale, ai sensi dell’art. 5, comma 6, del predetto regolamento (CE) n. 510/2006, alla denominazione «Ciliegia dell’Etna».

2. La denominazione «Ciliegia dell’Etna» è riservata al prodotto ottenuto in conformità al disciplinare di produzione allegato al presente decreto.
3. La responsabilità, presente e futura, conseguente alla eventuale mancata registrazione comunitaria della denominazione «Ciliegia dell’Etna», come denominazione di origine protetta ricade sui soggetti che si avvalgono della protezione a titolo transitorio di cui all’art. 1.
4. La protezione transitoria di cui all’art. 1 cesserà di esistere a decorrere dalla data in cui sarà adottata una decisione sulla domanda stessa da parte dell’organismo comunitario.
Il presente decreto è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
ALLEGATO
DISCIPLINARE DI PRODUZIONE «CILIEGIA DELL’ETNA» DOP
1. Denominazione. La Denominazione d’Origine Protetta «Ciliegia dell’Etna» è riservata ai frutti di ciliegio che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal Reg. (CE) 510/2006 ed indicati nel presente disciplinare di produzione.
2. Caratteristiche del prodotto.
2.1. La specie e le cultivar. La DOP «Ciliegia dell’Etna» è attribuita ai frutti del ciliegio dolce Prunus avium L. famiglia delle rosaceae. La coltivazione del ciliegio, nell’area considerata, fa riferimento ad una piattaforma varietale composta dalle seguenti tipologie locali o ecotipi: la Mastrantonio, la Raffiuna, il gruppo Napoleona (precoce-verifica-forestiera) e la Maiolina.
2.2. Caratteristiche del prodotto. I frutti allo stato fresco, destinati al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:
la drupa globosa leggermente cordiforme con polpa tenera o soda, di gusto sia dolce che asprigno, che racchiude un nocciolo;
i frutti devono esseri interi, di aspetto fresco e sano, asciutti, puliti, privi di sostanze estranee visibili e privi di odori estranei. Inoltre:
la colorazione dei frutti deve essere di colore rosso, rosso scuro, tipica delle cultivar del territorio;
i frutti vanno raccolti con il peduncolo;
per quanto riguarda l’indice rifrattometrico i valori oscillano tra i 12 e i 21 gradi Brix.
Può ottenere il riconoscimento D.O.P. solo la «Ciliegia dell’Etna» corrispondente alle categorie commerciali «Extra» e «I».
3. Zona di produzione. La zona di produzione della D.O.P. «Ciliegia dell’Etna», comprende, in provincia di Catania, in tutto o in parte il territorio amministrativo dei comuni di: Giarre, Riposto, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia, Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Milo, Zafferana Etnea, S. Venerina, Sant’Alfio, Trecastagni, Pedara, Viagrande, Nicolosi, Ragalna, Adrano, Biancavilla, S. Maria di Licodia, Belpasso, Aci S. Antonio, Acireale.
La zona si estende fino ai 1.600 metri s.l.m sui versanti nord-orientale e sud-ovest dell’Etna. Partendo da Giarre, Riposto, lungo la strada ferrata, fino a Mascali, essa comprende Ficarella, Gona, Fiumefreddo di Sicilia; da Ponte Boria fino a Randazzo, lungo la strada SS n. 120, comprende Quartiere Notara, Piedimonte, Casa Reganati, Terremorte, C.da Alboretto, C.da Vaccarile,

Linguaglossa, Catena, Rovitello, Solicchiata, C.da Marchesa, Passopisciaro, Montelaguardia; prosegue, da qui, lungo la strada per C.da Piano fino a Cisternazze, lungo la linea di delimitazione del Parco dell’Etna e comunque fino a quota 1.600 s.l.m. Segue tale delimitazione fino al «Leccio secolare» e prosegue fino a quota 1.600 s.l.m. Attraversa C.da «Cassone», C.da Tarderia, costeggia colate recenti fino ad intersecare la Nicolosi-Etna, a Nord di Monte Manfrè. Da qui segue quota 1.600 s.l.m. fino a raggiungere il vivaio Forestale, C.da Milia, Casa Gemmellaro, la base di Monte Intraleo, Casa Fisichella, il limite del Parco dell’Etna, la strada per «Prato Fiorito» e quindi il limite inferiore del Parco dell’Etna fino al Castello Spitaleri in C.da Solecchiata di Adrano. Da qui coincide con il limite più estremo del Parco dell’Etna, costeggia a nord i centri abitati di Ragalna e Nicolosi, prosegue lungo la strada intercomunale Nicolosi-Pedara-Trecastagni-Viagrande-Aci S. Antonio, tenendosi a monte dei centri abitati, fino ad intersecare la strada ferrata che porta a Giarre e Riposto.
4. Prova dell’origine. Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
5. Metodo di ottenimento.
5.1. Sistemi di conduzione degli impianti. I sistemi di conduzione degli impianti della D.O.P. «Ciliegia dell’Etna» sono riconducibili alle tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar di ciliegio, dal suolo, dal clima e dall’uomo. La coltivazione deve essere condotta con uno dei seguenti metodi:
convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di «Buona Pratica Agricola» della Regione Siciliana;
integrata, ottenuta nel rispetto delle» Norme Tecniche» previste dal disciplinare della Regione Siciliana in applicazione del Reg. (CE) 1257/99;
biologica, secondo il Reg. (CEE) 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni.
5.2. Preparazione dei terreni-reimpianto. Nei nuovi impianti, la preparazione dei terreni deve prevedere:
analisi chimico-fisiche del terreno, secondo metodi ufficiali, allo scopo di realizzare eventuali impianti di drenaggio e qualita/quantità delle concimazioni di fondo con la distribuzione di 20/30 tonnellate di sostanza organica ad ettaro, lo scasso e quindi l’interramento della sostanza organica, ed altre azioni correttive,
il livellamento delle superfici per facilitare il deflusso delle acque, la concimazione minerale d’impianto con 1,5/2,0 tonnellate di concimi fosfatici e 0,5/1,0 di tonnellate di concimi potassici ad ettaro.
5.3. Impianti. Gli impianti del tipo tradizionale caratterizzati da esemplari di grandi dimensioni con produzioni elevate, possono coesistere in consociazione all’agrumeto nella fascia pianeggiante collinare, al frutteto o vigneto nella fascia montana. Nell’impianto è ammesso esclusivamente l’uso di astoni (certificati) di ciliegio selvatico Prunus avium o di altri soggetti del genere Prunus, anche ibridi. I portinnesti utilizzati in funzione del tipo di terreno (condizioni di umidità, profondità e tessitura) e di coltivazione (forme di allevamento e sistemi di potatura) sono il «franco» (Prunus

avium L.) e suoi derivati, per le eccezionali doti di adattamento a terreni poveri, ricchi di scheletro e sciolti con scarsa disponibilità idrica e per la loro resistenza alle malattie fungine. Sono ammesse tutte le forme di allevamento sia in volume che in parete. Per le forme in volume, specie per i nuovi impianti, la chioma potrà assumere, con operazioni di potatura, una forma a vaso basso su tre o quattro branche principali; per le forme in parete si può fare riferimento alla spalliera o alla ipsilon. Adottando queste forme di allevamento a ridotto sviluppo, sarà possibile utilizzare mezzi di difesa fisica (coperture fisse o mobili quali reti o films plastici).
5.4. Innesti. Gli innesti a «marza» (a scheggia, a triangolo, a spacco) vanno fatti in ogni caso a gemma dormiente, ossia dal 15 agosto al 15 settembre, mentre l’innesto a corona e gli innesti a gemma vanno fatti in primavera. L’utilizzo dei portinnesti certificati è associato a quello di marze di pari categoria (certificate).
5.5. Densità d’impianto. La densità di piantagione massima ammessa è di 800 piante per ettaro. Nei nuovi impianti, i sesti non dovranno essere inferiori alle seguenti ampiezze minime: metri 3,50/5,00 sul filare e metri 4,50/7,00 tra i filari. La densità d’impianto deve garantire le operazioni colturali (lavorazione-potatura-raccolta) con l’ausilio di macchine e la loro movimentazione.
5.6. Conduzione del terreno. Viene adottata la tecnica di aridocoltura con lavorazioni a 20-30 cm di profondità, in primavera. Le concimazioni devono tenere conto di quanto previsto dalla «Buona Pratica Agricola» della Regione Siciliana. Le pratiche di fertilizzazione, in relazione al regime pluviometrico dell’area, dovranno essere effettuate a fine inverno ed assicurare il rapporto 2:1:1 dei macroelementi nelle fasi vegetative e 1:1:2 nelle fasi di produzione, facendo ricorso alle numerose formulazioni disponibili nella conduzione convenzionale. Le quantità massime di macroelementi nutritivi ammessi ad ettaro saranno: kg 110 di azoto, kg 80 di fosforo e potassio. Adottando il «Metodo di Coltivazione Biologico», l’impiego periodico di sostanza organica, il ricorso alla pratica del sovescio e l’uso di cover crops, sono raccomandati.
5.7. Irrigazione. In considerazione della lunga stagione vegetativa in periodo asciutto, risulta diffuso il ricorso ad impianti irrigui localizzati che consentono irrigazioni di soccorso e fertirrigazione. È sempre richiesto, dopo il trapianto, per 1-2 stagioni, l’uso dell’irrigazione di soccorso.
5.8. Difesa fitosanitaria. La difesa fitosanitaria dovrà salvaguardare e tutelare la salute umana, l’agro-sistema ed in particolare il patrimonio apistico locale, facendo riferimento alle «Norme Tecniche» previste dalla Regione Siciliana. Inoltre vengono adottate le seguenti pratiche agronomiche: la potatura di arieggiamento delle chiome, l’eliminazione delle eventuali produzioni non raccolte, la corretta gestione del terreno in primavera e il controllo del deflusso delle acque in eccesso.
5.9. Raccolta del prodotto. La raccolta della «Ciliegia dell’Etna» D.O.P., seguendo la naturale maturazione del frutto, deve essere effettuata a mano (con il peduncolo per evitare infezioni e marciumi), disponendo il prodotto direttamente in contenitori adatti, con pareti rigide di dimensioni adeguate per evitare danni da costipamento, dopo essere state sottoposte ad una prima selezione per eliminare i frutti di scarto e con pezzatura insufficiente. Fino al momento della commercializzazione i frutti dovranno essere mantenuti in luoghi freschi e ombreggiati per evitare perdite di qualità e conservabilità. Qualora non sia effettuata la commercializzazione nell’arco delle 24 ore i frutti dovranno essere sottoposti a raffreddamento, utilizzando la tecnica della frigo-conservazione ed in generale a tutti gli accorgimenti atti a rallentare il metabolismo respiratorio dei frutti.
6. Legame con l’ambiente. L’esposizione a est sud sudovest, l’elevato grado d’insolazione, i terreni sabbiosi a reazione sub-acida di origine vulcanica recuperati dall’industriosa popolazione che con paziente lavoro di scasso, di sistemazione di muri e terrazzi, con la captazione di acque sotterranee, ha saputo rendere produttive estese superfici di lave aspre e brulle, i venti dominanti e l’umidità,

conferiscono al frutto antropizzato in tale area, particolari caratteristiche di qualità, precocità, forma, colore intenso tipico del territorio, sapore croccante e deciso, difficilmente riscontrabili in altre aree di produzione. Le singolarità pedoclimatiche ed antropiche del territorio agricolo etneo, che si estende dal mare Ionio fino ad altitudini di 1.600 metri s.l.m, caratterizzano fortemente la qualità della «Ciliegia dell’Etna», conferendogli parametri esclusivi. La zona delimitata è caratterizzata da suoli che evolvono su substrati di origine vulcanica: nella fascia montana si hanno suoli che presentano profilo poco profondo, elevata rocciosità superficiale, tessitura sabbiosa e ricca di scheletro, mentre dalla fascia collinare e litoranea sono presenti profili più evoluti, profondi, con tessitura franco-sabbiosa, suscettibili di irrigazione. I casi di gelate sono rari e da ricondurre a fenomeni di inversione termica, meno evidenti nelle aree più ventilate di collina. I valori assoluti delle massime hanno raggiunto punte di 44,3 °C a luglio e mediamente si hanno valori di 39-40 °C (Zafferana Etnea 44 °C - Linguaglossa 34 °C - Nicolosi 36 °C). I valori annui delle precipitazioni raggiungono i massimi della provincia e della stessa Sicilia; esse aumentano con il crescere della quota, passando dai 685 mm di Catania e 798 mm di Acireale, fino ai più alti valori di Nicolosi (1036 mm), Linguaglossa (1071 mm) e Zafferana Etnea (1192 mm). Condizioni intermedie si riscontrano nelle stazioni di Piedimonte Etneo e Viagrande. Attorno alla coltivazione della «Ciliegia dell’Etna» si è stratificato un retroscena culturale ed un importante indotto economico fatto di mestieri, tradizioni e usi ripetuti nei secoli dai coltivatori ortofrutticoli, che ancora si tramandano nel lessico dialettale il nome di «cirasa» o «ciriegia», la preparazione dei terreni (terre scatinate), le tecniche di coltivazione, l’innesto a sgroppo o a pezza e la tecnica di raccolta con le scale a trenta pioli e con i panari ecc. La qualità del prodotto è confermata dal successo della tradizionale sagra. Oltre all’ambiente naturale, il fattore uomo, con la sua secolare tradizione, la fatica a trasformare le «sciare» (dall’arabo terra bruciata) in terreni fertili, ha contribuito in maniera determinante a caratterizzare il forte legame tra la «Ciliegia dell’Etna» ed il territorio etneo. Come riportato dai diversi autori del tempo, la coltivazione del ciliegio, da parte della popolazione rurale, era ben radicata. La tradizionale esperienza, con le sue capacità culturali acquisite di generazione in generazione, con continua ricerca e messa in atto di specifiche tecniche colturali, ha determinato le
condizioni affinchè la coltivazione si consolidasse nel tempo, fino a costituire un patrimonio storico-tradizionale e culturale del territorio.
7. Controlli. La «Ciliegia dell’Etna» D.O.P. per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione sarà controllata da un organismo autorizzato, in conformità agli articoli 10 e 11 del Reg. CE 510/06.
8. Etichettatura.
8.1. Confezionamento. La D.O,P. «Ciliegia dell’Etna» deve essere commercializzata allo stato fresco in imballaggi nuovi, puliti ed asciutti, di materiale conforme alle norme in vigore per gli imballaggi, con una capacità massima di 10 kg di prodotto. Il contenuto dell’imballaggio deve essere costituito esclusivamente da ciliegie di uguale varietà e qualità. La grandezza dei frutti deve essere omogenea con colorazione e maturazione uniformi.
8. 2. Etichettatura. La parte visibile del contenuto dell’imballaggio deve essere rappresentativa dell’insieme. Ciascuna confezione deve essere avvolta da un film plastico, e chiusa mediante un apposto sigillo di garanzia in maniera tale che l’apertura della confezione comporti la rottura dello stesso sigillo. All’esterno di ogni imballaggio devono essere riportate oltre al logo della denominazione, al simbolo grafico comunitario e relative menzioni (in conformità alle prescrizioni del Reg. CE 1726/98 e successive modifiche ed integrazioni), le informazioni corrispondenti ai requisiti di legge: il nome, la ragione sociale e l’indirizzo del confezionatore, la categoria commerciale di appartenenza secondo quanto disciplinato dall’art. 2 del presente disciplinare, nonchè l’eventuale nome delle aziende da cui provengono i frutti, il peso lordo all’origine, la data di

confezionamento. Nella designazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente prevista dal disciplinare o di indicazioni complementari che potrebbero trarre in inganno il consumatore.
8.3 Logo. Il logo della denominazione è di forma rettangolare di dimensioni 100 mm x 38 mm. In alto è riportata la dicitura «Denominazione d’Origine Protetta», al centro l’acronimo DOP ed in basso la denominazione «Ciliegia dell’Etna». Sul lato sinistro è riportato il simbolo grafico comunitario della DOP. Sul lato destro sono raffigurate 2 ciliegie di dimensioni diverse sovrapposte alla raffigurazione della Regione Siciliana.
Carattere utilizzato Times New Roman-Commercial Script. Pantone: Blu reflex; Yellow 109-483U 141 C; Green 353 U; Red 032 C; Violet 326.
9. Prodotti trasformati. I prodotti per la cui preparazione è utilizzata la «Ciliegia dell’Etna» D.O.P. anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta Denominazione d’Origine Protetta senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
gli utilizzatori del prodotto a Denominazione d’Origine Protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della D.O.P. riuniti in consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Lo stesso consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri e a vigilare sul corretto uso della Denominazione d’Origine Protetta. In assenza di un consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. (CE) 510/06